L'azione della Polizia italiana nel deep web

2018-06-20

Se pubblichiamo in rete la foto di un bambino, non sappiamo chi la può manipolare e riutilizzare per fini delinquenziali. Il Direttore della II Divisione del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ha parlato in un convegno a Roma intitolato "Dove non arriva la privacy. Come creare una cultura della riservatezza".

La Polizia impiega un centinaio di agenti sotto copertura nel Dark Web, dove "passano tutti i traffici illeciti, da quelli di materiale pedopornografico, di droga, di armi, al reclutamento di un killer, come nel caso di una signora norvegese che abbiamo identificato. Lo voleva utilizzare contro un italiano che si era comportato male con lei". Si tratta di una rete parallela, accessibile attraverso software dedicati, che promette l'anonimato totale. In realtà, sia pure con grande sforzo, è possibile risalire ai responsabili dei crimini.

Ha anche accennato al fenomeno dei ricatti attraverso foto o filmati intimi delle vittime: "Ci sono arrivate 20.000 denunce legate a questi crimini, cinque persone che li hanno subiti si sono suicidate".

Ha ribadito "che i genitori invece di negare l'uso della rete e dei device siano educatori, li accompagnino in un percorso", perché ogni anno "facciamo centinaia di perquisizioni in case di persone totalmente ignare di quello che facevano i figli online".

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